DUE INTERNET, UNA RETE DECENTRALIZZATA E DATI GESTITI SOLO DAGLI UTENTI. ECCO COME CAMBIERA’ IL WORLD WILD WEB

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“Penso che lo scenario più probabile non sia quello di una frammentazione, ma piuttosto di

una biforcazione tra un’internet a guida cinese e una non-cinese guidata dagli Stati

Uniti. (…) Penso che vedremo dei nuovi prodotti e servizi fantastici arrivare dalla Cina. Ma c’è

il pericolo concreto che assieme a questi arrivi anche un diverso regime, fatto di censura,

controlli, ecc.”.

L’ex ceo di Google, Eric Schmidt, si è recentemente tolto qualche sassolino dalla scarpa

aprendo un dibattito sullo scenario futuro della possibile separazione della rete a seguito

della diffusione del progetto Dragonfly, il motore di ricerca costruito esclusivamente per la

Cina in cui Big G vorrebbe tuffarsi per le potenzialità economiche del mercato cinese.

“Una internet separata, con cui il governo cinese può fare tutto quello che vuole, è molto più

pericolosa di un motore di ricerca separato o delle restrizioni imposte ai social media”, scrive

per esempio Futurism. “I firewall possono essere penetrati e i server possono essere

hackerati, ma una rete completamente separata taglierebbe fuori il popolo cinese, e gli

attivisti potrebbero trovarsi ancora una volta abbandonati a loro stessi”.

In realtà temere che con “due internet” bisognerebbe dire addio ad una rete globale, senza

proprietari e per tutti coloro che possiedono una connessione, è fuorviante perché le cose

stanno già così visto il vincolo da parte dei Governi a cui i colossi Google, Apple,

Facebook, Amazon (GAFA) devono attenersi per non incorrere in multe salate.

Facebook di Zuckerberg, AWS, il servizio cloud di Amazon, e altri, muovono i fili come

dimostrò nel 2010 il caso WikiLeaks tagliata fuori da internet grazie all’azione congiunta di

Amazon, PayPal e un provider.

Più volte si è parlato della necessità di creare una rete decentralizzata, in cui il controllo

torni interamente nelle mani degli utenti, senza “firewall, pedaggi, regolamentazioni

governative e spionaggio. L’informazione sarebbe totalmente libera in ogni senso”. A questo

obiettivo si ispirano diverse startup pioniere come Storj, Synereo o Maid Safe, che puntano a

creare un cloud condiviso in cui l’individuo decide quanto del proprio hard disk condividere.

Sulla questione è intervenuto Vint Cerf, l’inventore del protocollo TCP/IP, a base

dell’infrastruttura di internet, “la rete deve essere resiliente e funzionare anche in caso di

disastri” e per garantire ciò la decentralizzazione potrebbe essere una risposta efficace.

Internet è un progetto “ancora da completare. Gli sviluppatori di oggi hanno le stesse

possibilità che avevamo noi quarant’anni fa. Il futuro non è ancora stato scritto, ma questo è il

vostro compito” ha dichiarato Cerf riferendosi al pubblico del Wired Next Fest a Firenze

recentemente.

Quali sono i punti deboli di internet dunque secondo il padre della Rete? “Oggi solo la

metà della popolazione è connessa. Deve avere un costo tale che le persone possano

permetterselo. E questo vale specie quanto più ci muoviamo nelle zone più povere del

pianeta”. E poi “deve parlare la lingua delle persone in tutto il mondo, contenere

informazioni utili a livello locale, permettere ai servizi e alle imprese di varcare i confini. E

avere un’utilità anche materiale. Vogliamo trovare informazioni sulla salute, sull’educazione,

avere accesso a servizi forniti dal governo”.

Altro grande nome che potrebbe riaprire nuovi scenari sul mondo del web è l’inventore

trent’anni fa del WWW, Tim Berners-Lee che partendo dai temi quali decentralizzazione

della rete e controllo dei dati, sfida i colossi della Silicon Valley “Non dobbiamo chiedere a

Facebook o Google se possiamo o meno introdurre un radicale cambiamento che potrebbe

mandare all’aria i loro modelli di business. Non abbiamo bisogno del loro permesso” ha

dichiarato Berners Lee in un’intervista a Fast Company parlando del suo progetto Solid.

“Per tutto il bene che abbiamo fatto, il web è diventato un motore di disuguaglianza e

divisioni; dominato da forze che lo sfruttano per i loro interessi. Solid cambia il modello

attuale, in cui gli utenti devono cedere i loro dati personali ai giganti digitali in cambio di un

valore percepito. Solid è un’evoluzione del web che mira a ricreare l’equilibrio; fornendo a

tutti il completo controllo dei propri dati, personali o meno, in un modo

rivoluzionario”.

Per fare un esempio concreto, Tim Berners Lee ha mostrato l’utilizzo della piattaforma sul suo

pc: “Un’applicazione, sfruttando la tecnologia decentralizzata di Solid, permette a Berners Lee

di accedere a tutti i suoi dati senza soluzione di continuità: il calendario, la musica, i video, la

chat, le ricerche. È come un mix di Google Drive, Microsoft Outlook, Slack, Spotify e

WhatsApp”.

Con la differenza che le informazioni personali rimangono agli utenti. “Ogni dato che viene

creato o aggiunto su Solid esiste all’interno dei Solid Pod; un acronimo che sta per personal

online data store. Questi pod, che saranno forniti a chiunque usi la piattaforma, forniscono agli

utenti il controllo sulle applicazioni e l’informazione”. Non sono dunque le aziende a

raccogliere i dati ma questi vengono conservati in un posto dove vi può accedere solo

l’utente.

“Immaginate se tutte le vostre app attuali fossero in grado di comunicare l’una con l’altra, di

collaborare e farvi trovare modi per migliorare la vostra vita personale o i vostri obiettivi

professionali. Questo è il tipo diinnovazione, intelligenza e creatività che le app di Solid

potranno generare” sottolinea Berners-Lee.

INSTAGRAM PER L’E-COMMERCE SARA’ PRESTO REALTA’. NELLE STORIES ATTESA LA SEZIONE SHOPPING

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Un’opportunità di crescita per le 25mln di aziende attive sul social visual di Facebook

E-commerce e Instagram. Un connubio fortunato che prevediamo darà buoni frutti a quest’autunno per l’aumento degli acquisti online, in particolare da mobile, e la capacità del social di attrarre sempre più utenti attivi arrivati nel mese di Settembre 2017 a 800 milioni al mese. Dalla semplice promozione visual dei prodotti Instagram aspira a diventare una piattaforma e-commerce attraverso lo Shopping nelle Stories: basterà cliccare sul bollino bianco con all’interno la shopper bag per visualizzare le etichette di ogni prodotto contenenti prezzo e descrizione dell’oggetto. L’acquisto sul sito web avviene cliccando sulle etichette che apriranno la scheda dettagliata del prodotto e la call to action Acquista ora oppure cliccando sul tag in un profilo che seguiamo. Per capire meglio come questa sia una grande opportunità per le 25 milioni di aziende e i due milioni di inserzionisti attivi sul social, basti citare i risultati ottenuti dal brand di moda Speramintlove  nella fase test nel mese di Giugno: +25% del traffico online e +8% sui ricavi.

Attenzione a non trasformare un profilo Instagram nella vetrina di un negozio. Come per le pagine Facebook consigliamo una strategia che alterni post promozionali con post dal contenuto informativo e utile che stimolino la community alla conversazione attraverso un linguaggio visual emozionale.

Già con Boosted post, Instagram ADS, il bottone “Compra ora” che porta all’acquisto immediato senza uscire dal social, la possibilità di taggare i prodotti su Instagram nelle foto e negli album per i profili collegati con FB o Business Manager, il social visual sta ottenendo grande riscontro sull’utenza.

Le strategie di vendita possono passare anche attraverso link cliccabili che rimandano allo shop online dove proseguire l’acquisto, fare sconti a chi segue il profilo Instagram e fidelizzare con i clienti. 

Le potenzialità di Instagram e i dati delle vendite nell’e-commerce, che nel 2016 sono arrivate a coprire il 20,9mld, possono davvero fare la differenza per una attività, tanto che i negozi con elementi innovativi ed empatia crescono ad una velocità del +6,7%.  Una comunicazione che porta all’acquisto tramite fiducia, innovazione e capacità di utilizzo delle nuove tecnologie, associato a prodotti di qualità, è tutto ciò che chiede l’utente per diventare cliente. L’Alsolved è qui per far crescere la vostra azienda.

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GOOGLE ADWORDS ADDIO: LA NUOVA PUBBLICITÀ ONLINE DI GOOGLE SI CHIAMA ADS

GOOGLE ADWORDS ADDIO: LA NUOVA PUBBLICITÀ ONLINE DI GOOGLE SI CHIAMA ADS

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Google Adwords lascia il posto ad Ads per una nuova Era Digitale. A vent’anni dalla sua nascita, Big G rinnova la piattaforma per la pubblicità online e aggiunge servizi utili e funzionali.

Le novità in casa Google mettono carne sul fuoco alle attese di questi mesi, tanto che gli annunci Adwords concludono l’estate con qualche chilo in più implementando un terzo titolo e una seconda descrizione rispetto il recente passato.

Ma entriamo nel dettaglio e scopriamo quali saranno i cambiamenti e le nuove funzioni che si potranno applicare sugli annunci delle campagne Search con la nuova piattaforma ideata da Google.

IL MACHINE LEARNING IN GOOGLE ADS

Il motore di ricerca più cliccato al mondo come sempre si è adattato alle abitudini degli utenti che per il 97% accedono dal mobile e ha formulato la migliore soluzione di annunci per ogni schermo anche sulle campagne solo rete di ricerca.

L’idea è quella di sfruttare il machine learning per realizzare l’annuncio più pertinente possibile per ogni query di ricerca. In che modo?

Basterà fornire al sistema 15 titoli e 4 descrizioni e Google si occuperà di assemblare il testo in più combinazioni di annunci per dare diverse soluzioni a seconda delle parole ricercate. L’unica accortezza è inserire più titoli e descrizioni che non contengano frasi ripetute o simili perché ciò limiterebbe le capacità del sistema di generare una varietà di testi.

Si stima che questi annunci porteranno un aumento dei clic del 5-15% rispetto agli annunci standard della rete di ricerca.

Questi nuovi annunci non solo saranno pertinenti, ma anche più estesi e visibili visto l’aumento dello spazio a disposizione per trasmettere il proprio messaggio.

Gli annunci potranno mostrare tre titoli invece di due e due campi per la descrizione. Circa il 90% in più di testo rispetto a quelli attuali!

Inoltre se si vuole mostrare un contenuto in tutti gli annunci, suggeriamo di bloccarlo nella posizione del 1 o 2 titolo e nel 1 campo di descrizione.

Bloccando due o tre titoli e descrizioni (non di più) saranno visibili in una specifica posizione, impedendo alle altre varianti inserite di essere mostrate in quello spazio.

Per sopperire alla possibile mancata disponibilità immediata degli annunci adattabili per tutti gli inserzionisti di Google Ads, BigG ha deciso di applicare il vantaggio di una maggiore estensione sugli annunci di testo esistenti.

Difatti già a partire dalla fine di Agosto nella maggior parte degli account è possibile modificare i vecchi annunci e realizzare degli annunci di “testo esteso”. Questi sono degli annunci dal formato extra, dove è già possibile implementare manualmente in maniera facoltativa un terzo titolo e una seconda descrizione. La grande sfida di Google sarà sfruttare il machine learning per migliorare il rendimento degli annunci della rete di ricerca e aumentare il coinvolgimento degli utenti.

LE ALTRE NOVITÀ DI GOOGLE

Ma le news di Google in termini di advertising non finiscono qua e il 2018 darà altre grandi soddisfazioni agli inserzionisti tra cui:

  • la velocità del caricamento della pagina diventa importante per le metriche di Google Ads;

  • la semplificazione delle campagne local;

  • la precompilazione automatica delle landing page;

  • l’accesso diretto agli stock online e al negozio fisico, attraverso l’integrazione tra Ads a Shopify.

Quindi Google a piccoli passi si sta preparando per attuare una grande rivoluzione. In pratica automatizzando le attività più ripetitive e meccaniche, si potranno concentrare le risorse umane su mansioni più redditizie, come la pianificazione delle strategie.

Così sempre più rapidamente si potranno raggiungere gli obiettivi prefissati!

GOOGLE COMPIE 20 ANNI. AUGURI AL MOTORE DI RICERCA CHE HA RIVOLUZIONATO IL MONDO.

GOOGLE COMPIE 20 ANNI. AUGURI AL MOTORE DI RICERCA CHE HA RIVOLUZIONATO IL MONDO.

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Un ventennio tra i successi e qualche scivolone che hanno cambiato il nostro modo di agire e pensare.

Google è ormai considerato il motore di ricerca per eccellenza e concorrenti come Yahoo, reo di aver rifiutato vent’anni fa l’acquisto per solo 1 milione di dollari, sono costretti a chiudere schiacciati da un colosso che dall’ultimo bilancio annuale della holding quotata a Wall Street, Alphabet, varrebbe 110,855 miliardi di dollari.

Quello di Google può essere definito un monopolio meritato sul web essendo riuscito ad anticipare i tempi e a dare all’utenza gli strumenti per una ricerca veloce e sempre più attendibile, tanto che il 79% degli utenti vi accedono via Desktop e il 97% via Mobile.

Il 97% dei guadagni di Google, circa 95miliardi di dollari, deriva dalla pubblicità, suddivisi in attività legata al motore di ricerca e agli altri siti, da Gmail a Google Maps fino a Youtube, e ricavi sempre da advertising presenti nelle pagine web affiliate.

I 20anni di Big G come motore di ricerca si festeggeranno il 27 Settembre, data del primo record di visualizzazioni dall’apertura del 4 settembre. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma l’azienda è rimasta fedele alla sua mentalità innovativa e mai banale, tanto da affidare al T-Rex Stan, il cui scheletro si trova nel giardino del quartier generale di Google, a Mountain View in California, il compito di ricordare al personale di “non fare la fine dei dinosauri!”.

Dopotutto gli stessi fondatori Sergey Brin e Larry Page specificarono nella lettera di presentazione che “non si tratta di un’azienda normale, né intende diventarlo”. E così non è stato tra successi sinora inarrivabili e sperimenti andati male.

Abbiamo visto come per Google la pubblicità non solo sia vitale ma una fonte inesauribile di ispirazione per affinare sempre meglio un sistema molto complesso e far girare l’economia. Google Adwords può essere considerata la piattaforma fondante della pubblicità online a pagamento e ancora oggi è necessario per le attività che vogliono farsi conoscere e ampliare il proprio raggio di potenziali clienti.

Il tutto si basa su un’asta di parole chiave, acquistate per la gestione di campagne promozionali, il cui valore dipende da quanti competitor sono interessati all’acquisto, la storia del sito coinvolto nell’asta e quanto la keywords è ricercata. Ovviamente la questione è ben più complessa e dall’Ottobre del 2000, data della prima versione Adwords, le novità sono state molte tanto che vi dedicheremo i prossimi articoli in programma.

A 20anni dalla nascita del sito più cliccato del pianeta possiamo affermare che forse l’unica vistosa ciambella senza buco di Big G riguarda i social Orkut e Google Plus, ormai quasi dimenticati. I successi passati e presenti e le sfide future tuttavia non fanno rimpiangere questa mancata opportunità e gli esperimenti proseguono senza sosta alla ricerca di nuovi strumenti e visioni del web. Piccoli passi per Google, grandi passi per l’umanità.

QUANTO SEI DIGITAL? UN SEMPLICE QUIZ ESTIVO PER LE AZIENDE ANCORA INDECISE SE INVESTIRE SUL WEB

QUANTO SEI DIGITAL? UN SEMPLICE QUIZ ESTIVO PER LE AZIENDE ANCORA INDECISE SE INVESTIRE SUL WEB

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Approfittate delle vacanze estive per verificare se il profilo web della vostra attività è digitale al punto giusto

L’estate digital delle imprese non conosce ferie, vacanze, pause. Fateci caso, che sia sotto l’ombrellone, su una baita in montagna o in riva al lago, i vacanzieri non perdono occasione per rilassarsi anche navigando sul web al cellulare ed è proprio in queste preziose ore che la vostra attività potrebbe acquistare nuovi clienti. Pianificare o affinare il proprio profilo sul web a Luglio ed Agosto può voler dire raccogliere buoni frutti a Settembre. Questo articolo è per quelle aziende che ancora tergiversano a dare la giusta rilevanza alla propria presenza sul web o che pensano che possa bastare gestire autonomamente una pagina Facebook per fare degli utenti dei potenziali clienti.  

A seguire mostriamo quali sono gli aspetti fondamentali che un’agenzia digital professionale propone ai suoi clienti e chiediamo agli indecisi di fare un semplice test per l’estate: su ognuna di queste categorie dovete segnare un massimo di 5 punti e un minimo di 0 sulla base delle domande presentate. Se toccate la vetta dei 30 punti siete a cavallo e probabilmente questo articolo sarà per voi superfluo, avendo già affidato la vostra immagine web a realtà digital competenti. In caso contrario, vi renderete conto di quanto lavoro c’è dietro e correrete subito ai ripari.

CAMPAGNE SOCIAL: INSTAGRAM E FACEBOOK 

Avete una pagina Facebook e un profilo Instagram e Twitter? Se sì, vengono aggiornate con costanza? Organizzate le pubblicazioni tramite un calendario editoriale? Investite un budget su campagne sponsorizzate per pubblicizzare la vostra immagine sui social? Realizzate grafiche creative per i vostri post? Le contestualizzate per le festività o le giornate a tema? Monitorate le novità che ogni social sfodera nel tempo e ne sfruttate il potenziale, come la recente IGTV di Instagram? Avete a disposizione piattaforme a pagamento per la gestione e l’organizzazione del materiale fornito (immagini, foto, infografiche, video, cataloghi…)? 

YOUTUBE: I VIDEO ORIZZONTALI

Nonostante la IGTV di Instagram stia riscontrando un buon successo, Youtube continua a detenere il primato tra i social nell’ambito del video, il mezzo di comunicazione preferito dagli utenti del web. La vostra impresa ha un canale Youtube? Quando utilizzate cellulari o videocamere ponete la giusta attenzione alla luce, alle prospettive, ai campi, alla messa a fuoco, all’audio? Avete la possibilità di montare il video e l’audio attraverso programmi professionali? Sapete caricare un video sul canale rispettando i parametri per ottenere massima visibilità?

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Sapete costruire annunci mirati in modo da non disperdere gli investimenti effettuati? Siete certi di individuare le parole chiave più ricercate per la vostra campagna? I parametri come il time targeting ed il target geografico sono impostati correttamente? Avete conoscenze grafiche per realizzare dei banner di advertising con le giuste dimensioni sulla base dell’area di pubblicazione della pagina? 

SITO WEB E LANDING PAGE

Mettiamo subito i puntini sulle i: un’azienda seria non può credere che sia sufficiente avere una pagina Facebook per poter avere personalità sul web. Il vostro sito web ha un design chiaro, semplice e innovativo? Sapete quali sono i plugin utili per mettere in risalto i vostri servizi? Siete in grado di costruire un menù funzionale e intuitivo per non confondere l’utenza? Avete chiara la differenza tra homepage e landing page?  La landing page è ottimizzata in chiave SEO per portare gli utenti a diventare clienti? Date la possibilità a chi naviga di rintracciarvi facilmente anche impostando una chat istantanea?

BLOG

Il vostro sito web ha una parte dedicata ai contenuti che gravitano intorno alla vostra attività? In parole povere, avete un blog che non sia semplice pubblicità dei prodotti o servizi che vendete ma testi e immagini costruiti in chiave SEO per essere individuati dai motori di ricerca? Sapete fare ricerca e scrivere in un italiano accattivante per fornire a chi legge un contenuto chiaro, utile, originale e interessante? Siete in grado di impostare i parametri e le parole chiave in modo da tentare al meglio la scalata sui motori di ricerca?

DOMANDA BONUS dal valore di 5 punti: Siete in grado di gestire da soli un apparato così diversificato e complesso in modo da farlo apparire come un unico e coerente biglietto da visita della vostra azienda?

Complimenti a chi ha totalizzato 30, ma probabilmente non molti di voi hanno realizzato il punteggio sperato. In questo caso non c’è da avvilirsi, l’Alsolved è qui per voi… 
 

IGTV DI INSTAGRAM VS YOUTUBE: I VIDEO VERTICALI PRENDERANNO IL POSTO DEI VIDEO ORIZZONATALI?

IGTV DI INSTAGRAM VS YOUTUBE: I VIDEO VERTICALI PRENDERANNO IL POSTO DEI VIDEO ORIZZONATALI?

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La Igtv, la nuova app tv di Instagram, è realtà. Il video verticale della durata di 10 minuti per gli utenti e di un’ora per gli influencer di successo, sta spopolando sul social mettendo a serio rischio il primato video di Youtube. 

Troppo presto per dire se il fenomeno rivoluzionerà il modo di fare televisione sui social o se il tutto si ridurrà ad una bolla di sapone, ma mentre la storia fa il suo corso cavalchiamo l’onda e vediamo nello specifico come funziona la IGTV di Instagram. 

COME USARE LA IGTV DI INSTAGRAM CON FACILITA’

Dopo aver scaricato la app IGTV ed effettuato il login con il proprio profilo di Instagram, appare una schermata verticale in due parti: la parte alta è quella relativa al video che si sta visualizzando o che si sta pubblicando, mentre in basso scorrono orizzontali i video più popolari. 

Al centro è posizionato un menù dove sarà possibile:
•    ricevere dei consigli sulla base dei propri interessi accedendo alla sezione Per te; 
•    visualizzare i video delle persone seguite o più popolari;
•    continuare a visionare i video precedentemente interrotti.

Per pubblicare un video bisogna:
•    cliccare sull'icona tonda con la foto dell’utente;
•    proseguire su Crea canale, solo per il primo accesso;
•    carica il video dal simbolo +. 

Non si possono realizzare video direttamente da IGTV né abbellirli con gli effetti e, una volta scritto un titolo e la descrizione, il video è visibile nella Tv di Instagram o meglio in IGTV. 

I LIMITI DELLA IGTV PER CHI PUBBLICA VIDEO SU YOUTUBE

Chi usa Youtube ha certamente riscontrato le difficoltà che la nuova filosofia della TV di Instagram sta cercando di diffondere. E’ come se Zuckerberg avesse imposto agli utenti “o me o Google”, “o Instagram o Youtube”, “o il video verticale o il video orizzontale”. Un aut aut che limita fortemente chi lavora con i video perché prima ancora di decidere cosa girare bisogna scegliere su quale piattaforma social pubblicare. Infatti per pubblicare su Youtube il cellulare deve essere tenuto in orizzontale per evitare le orrende fasce nere ai lati del video, allo stesso modo con la IGTV si può pubblicare solo in verticale. 

Per divertirsi a capire quanto il video verticale sia considerato una vera e propria rivoluzione social vi invitiamo a guardare questo video dal titolo Vertical Video Syndrome, realizzato in tempi non sospetti: https://www.youtube.com/watch?v=f2picMQC-9E

Chissà se la IGTV sarà una sindrome incurabile o solo un virus passeggero? In attesa del medico l’Alsolved mette in campo i migliori professionisti dei social, per maggiori informazioni https://www.alsolved.org/contatti/

UN’ORA DI VIDEO CON INSTAGRAM: LIMITI E OPPORTUNITA’ DA NON FARSI SCAPPARE

UN’ORA DI VIDEO CON INSTAGRAM: LIMITI E OPPORTUNITA’ DA NON FARSI SCAPPARE

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Ancora nulla di ufficiale ma sembra che Instagram darà presto la possibilità ai suoi utenti di pubblicare video da un’ora. Un bel salto in avanti passare dagli attuali 60 secondi delle Storie a 60 minuti con l’obiettivo di attirare nuovi adolescenti sempre più amanti dei video.

Il progetto è stato messo in cantiere a seguito del sondaggio che ha visto gli adolescenti americani preferire Youtube a Instagram e Facebook e si suppone preveda la pubblicazione di video verticali di un’ora, quindi di Storie con un formato più alto che largo. Da rumors la data del lancio sembra prevista per il 20 giugno e con molta probabilità non interesserà fin da subito tutti gli 800milioni di iscritti su Instagram, ma solo i creatori controllati.

Questo limite iniziale è per evitare il ripetersi di situazioni come la recente chiusura del capitolo sulla funzionalità che inviava notifiche quando si faceva lo screenshot di una storia. La sperimentazione sui primi test è andata male e il progetto è stato abbandonato.

LE ALTRE NOVITA’ DI INSTAGRAM IN ARRIVO NEL 2018

Instagram punta a risalire la vetta e diventare il re dei social. Tra le novità in arrivo sembrano esserci anche le videochat pensate per comunicare face to face con i followers. Anche in questo caso ancora nulla di ufficiale ma la prova che questa funzionalità sia in fase di lavorazione è nelle icone ancora dormienti presenti per ora solo su Android.

Per le Instagram Stories, cui consigliamo un utilizzo quotidiano se si vuole avere visibilità con il nuovo algoritmo, sono previsti altri filtri da personalizzare.

A proposito del nuovo algoritmo oltre all'ordine cronologico di pubblicazione, per far visualizzare agli utenti le immagini nelle proprie homepage si devono rispettare ulteriori criteri, a cui certamente i più esperti da tempo si sono adeguati:

  • L’interazione e la durata con l’utente attraverso i suoi contenuti pubblici e i messaggi privati.
  • Foto dal contenuto accattivante con una scritta interessante.
  • Live ben realizzati.

Tornando alle novità di Instagram previste per il 2018:

  • non passa inosservata l'integrazione di un nametag, ancora in fase test sperimentale, per conquistare altri followers ed essere identificati. La fotocamera scansionerà un’immagine personalizzata come fosse un biglietto da visita con la possibilità di modifiche grafiche sulla base dello stile del proprio profilo;
  • sulla scia di Whatsapp, con un bottone sarà possibile condividere le foto del web direttamente alle IG Stories del profilo;
  • considerati i fatti di cronaca che hanno coinvolto molti giovani in atti di cyberbullismo, il social fotografico introdurrà un filtro per bloccare commenti ritenuti inopportuni;
  • anche gli hashtag avranno la loro dose di restyling: dalla pagina con l’elenco dei 9 risultati più popolari si passerà ad una visualizzazione in due sottopagine dando la precedenza alle foto più popolari, seguite da quelle pubblicate in ordine cronologico;
  • non ci sarà più bisogno del brusco unfollow: i contenuti degli account invadenti che postano come non ci fosse un domani, potranno essere presto silenziati e non più visualizzati sul feed.

In attesa che tutto questo diventi realtà per i milioni di utenti del Instagram, l’Alsolved sfrutta al meglio le potenzialità del social fotografico, e non solo, per valorizzare l’immagine pubblica delle aziende. Per maggiori info CONTATTACI.

GDPR, LA PRIVACY DOPO IL 25 MAGGIO. COSA NON DEVE MANCARE PER STARE IN REGOLA.

GDPR, LA PRIVACY DOPO IL 25 MAGGIO. COSA NON DEVE MANCARE PER STARE IN REGOLA.

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Cascate di email da parte delle aziende ma la confusione ancora regna sovrana.

Tra polemiche, confusioni e terrore di incappare in sanzioni salate sembra (a buon ragione) che non tutte le aziende italiane e gli utenti abbiano chiaro cosa sia accaduto dopo questa data. Sono stati in grado di muoversi nel pieno rispetto della privacy dei clienti? 

Innanzitutto chiariamo che il recente tentativo di proroga per l’adeguamento al Regolamento UE 2016/679 su GDPR da parte della categoria degli avvocati non è stato accolto. Non è bastata la lettera inviata al Garante della Privacy per chiedere la sospensione delle sanzioni in considerazione della mancata pubblicazione del decreto di attuazione. E’ quindi necessario mettersi in regola il prima possibile. 

Nell'articolo precedente abbiamo citato alcune tra le misure più utilizzate dagli esperti del tema e in questa sede vogliamo fornirvi alcuni strumenti pratici per adempiere ai vostri obblighi di detentori e manipolatori di dati privati degli utenti. 

“MI RIGUARDA IL GDPR?”
La prima domanda da farsi è “Quanto sono responsabile della privacy dei miei clienti?”. Già se gestite una newsletter o un blog personale siete chiamati a rispettare la privacy degli utenti a cui arrivate. Ovviamente le responsabilità variano a seconda dell’attività svolta e della tipologia dei dati trattati: dati personali, sanitari, genetici, biometrici, giudiziari, finanziari, relativi alle opinioni politiche, al credo religioso, all'orientamento sessuale.

CHECK E AGGIORNAMENTO
La seconda fase riguarda l’analisi certosina dell’acquisizione e del trattamento dei dati personali compiuto finora. L’aggiornamento dei programmi installati e utilizzati è fondamentale anche quando parliamo di sistema operativo in uso, antivirus e regolari licenze di acquisto per essere tutelati a pieno in caso di fuga non autorizzata delle informazioni. Scordatevi Windows Xp o Windows Vista per esempio! Dunque aggiornate, aggiornate, aggiornate i vostri software! La sicurezza passa inoltre da password ben custodite, pc non accessibili nei momenti di pausa e accessi lasciati a colleghi solo se strettamente necessario. 
Al momento della raccolta dati chiedete all’utente esclusivamente quelle informazioni di cui avete bisogno. 

INTERVENTI
Le aziende dovranno intervenire sul controllo e la verifica che riguardano dati anagrafici e demografici, conti finanziari, di credito, informazioni rilasciate attraverso Social Media, tutto ciò che concerne la profilazione, le policy, la governance e intervenire con tecniche per rendere anonimi tali dati. Tra queste citiamo la crittografia o la pseudonimizzazione, report, censimenti, verifiche, rapporto con il pubblico per monitorare e scovare eventuali crepe.

Nel caso in cui non sia richiesta una profilazione reale dell’utente, la pseudonimizzazione dei dati è forse la tecnica più adatta. In cosa consiste in parole povere? Si provvede alla rimozione delle informazioni complete dell’utente precedentemente etichettato con un dato “pseudonimo”. La validità del Data Masking che, come dice la parola, maschera le informazioni riservate reali, verrà verificata con una serie di test calcolati dai sistemi informatici.

Altro passo da fare è riscrivere le Informativa privacy e i cookie in modo chiaro e leggibile, sottolineando come e per quanto tempo verranno conservate e usate le informazioni, fornendo dati e contatti del titolare dell’azienda per chiedere eventuali modifiche o cancellazioni e specificando se i dati saranno trasferiti fuori dall’Unione Europea, il che è probabile se si utilizzano i social o mailchimp. 

Il banner cookie deve prevedere un’azione palesemente affermativa, separando il consenso per il trattamento dei dati da quello marketing e dai Termini e Condizioni del servizio.

Preparate un piano di comunicazione per informare gli utenti delle procedure da seguire, come la necessità di informare il cliente entro 72 ore dall’avvenuta fuga delle sue informazioni. A tal proposito conservate i dati in modo da poter essere trovati in tempi brevi. 

La figura del Data Protection Officer (DPO), il responsabile per la protezione dei dati, è obbligatoria solo se il trattamento è effettuato da un'autorità pubblica o le attività principali del titolare richiedono il monitoraggio sistematico degli interessati su larga scala. 

VALUTAZIONE FAI-DA-TE
Intorno alla poca chiarezza sul GDPR molti ne approfittano e offrono servizi e consulenze a pagamento per verificare la conformità alla legge. Se si vuole partire da una checklist gratuita di autovalutazione consigliamo di connettersi a ICO che a seguito di un breve report suggerisce cosa fare per mettersi in regola. 

https://ico.org.uk/for-organisations/resources-and-support/data-protection-self-assessment/

Il limite è che è in lingua inglese ma può essere uno spunto interessante per farsi un’idea sulle proprie lacune, sul tipo di intervento da intraprendere ed eventualmente chiedere il supporto a professionisti seri.

GDPR, TUTELARE LA PRIVACY DEL CLIENTE PER TUTELARE LA REPUTAZIONE DELLA VOSTRA AZIENDA

GDPR, TUTELARE LA PRIVACY DEL CLIENTE PER TUTELARE LA REPUTAZIONE DELLA VOSTRA AZIENDA

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Il Regolamento sulla protezione dei dati non è un mero obbligo, ma un’occasione per rafforzare il proprio brand e il rapporto con il consumatore. 

Il 25 maggio in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea entrerà in vigore il Regolamento Generale sulla protezione dei dati, meglio noto con l’acronimo inglese GDPR

E’ dal 2016 che il Parlamento Europeo sta lavorando per garantire al massimo la privacy dei dati degli utenti e ora le aziende che offrono beni o servizi a pagamento o gratuiti saranno tenute a rispettare il regolamento per non incorrere in sanzioni salate corrispondenti al 4% del fatturato.
E’ sbagliato guardare al GDPR con ansia come fosse un obbligo da eseguire nei tempi per non essere multati. Il nuovo regolamento è infatti l’opportunità per rafforzare la fidelizzazione con il consumatore che messo al corrente del rispetto della disposizione da parte dell’azienda  e certo della protezione dei dati forniti, sarà incoraggiato ad acquistare il bene o il servizio e ad interagire con la società in questione anche oltre il semplice business. Al contrario, se l’azienda decide di sottovalutare la questione, rischia di perdere non solo soldi ma anche credibilità.
In sostanza le aziende sono responsabili della raccolta e della gestione dei dati privati dell’utenza web e sono chiamate a dichiarare con semplicità e chiarezza linguistica in che modo verranno raccolte e gestite le informazioni personali dei cittadini europei che rilasciano il proprio consenso. 

Dunque, andando al sodo, come deve muoversi una società per adottare policy adeguate per il consenso al trattamento dei dati personali ed evitare multe? Le aziende devono:

  1. Adottare procedure di segnalazione all’autorità garante entro le 72 ore in caso di fuga e violazioni di dati; 
  2. Mettere al corrente gli utenti del web su come, dove e perché i propri dati vengono utilizzati. 
  3. Sono tenute a fornire gratuitamente e in formato elettronico i dati personali al soggetto interessato quando richiesti per trasmetterli ad enti terzi;
  4. Cancellare i dati personali se richiesto, il che non è cosa semplice nel marasma del database. A facilitare il controllo potrebbe entrare in gioco il mainframe come deposito centrale per i dati, altamente sicuro, scalabile, affidabile;
  5. Considerare la privacy già in fase di progettazione di prodotti e servizi e non successivamente (privacy by design);
  6. Garantire la privacy attraverso tecniche come la cifratura dei dati in unità USB crittografate lette solo da dipendenti autorizzati dall’azienda, o la pseudonimizzazione, un procedimento di sostituzione delle informazioni personali di un individuo con un codice univoco che ne permetta l’identificazione solo con dati aggiuntivi; 
  7. Designare un Data Protection Officer, che rappresenti i clienti e venga considerato il responsabile del “monitoraggio regolare e sistematico di dati su larga scala” dell’azienda. La figura potrebbe diventare nel tempo obbligatoria per tutelare la reputazione della società da possibili incidenti di violazione della privacy. Prevenire è meglio che curare!
  8. Se l’azienda conta più di 250 dipendenti, avrà l’obbligo di redigere un registro delle attività con i dettagli e le procedure adottate sulle policy in materia di privacy.

L’archiviazione dei dati per un’azienda è considerato un business irrinunciabile ma è anche un rischio trattandosi di informazioni condivise da più sistemi. Il mainframe sembra essere la soluzione ideale rispetto al trasferimento dei dati nel cloud su infrastrutture terze. Tuttavia diversi cloud provider sono intervenuti in tempo aderendo al CISPE, un Codice di comportamento sulla protezione dei dati che permette al cliente di valutare se il fornitore ha aderito correttamente al GDPR.

Nella pratica alla conservazione dei dati sul pc è dunque meglio preferire soluzioni di storage e backup tramite sistemi cloud che verificano la localizzazione all’interno dell’Unione Europea nel rispetto del regolamento.

L’Alsolved vi consiglia di fare attenzione a tutelare in modo corretto la privacy del cliente per tutelare al meglio la reputazione del vostro business.

Il consiglio di Alsolved è dunque quello di affidarvi a consulenti legali e informatici professionali e certificati per mettere al sicuro i vostri guadagni da multe salate e tutelare la reputazione del vostro business.
 

Come conquistare un buon posizionamento SEO: Content Marketing di qualità e strategie per la condivisione

Come conquistare un buon posizionamento SEO: Content Marketing di qualità e strategie per la condivisione

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Scalare la SERP con contenuti utili

Sono tre i principali obiettivi di chi si occupa di Content Marketing:
•    strutturare il proprio contenuto in modo da farlo diventare virale
•    stimolare il lettore portandolo anche a lasciare un commento;
•    non passare inosservato agli occhi di chi ha un’autorevolezza sul web, in particolare chi genera link e traffico sul web.

Con l’ultimo aggiornamento dell’algoritmo, Google premia con un buon posizionamento nella SERP i contenuti di qualità di un blog o di un sito web che rispondono alle esigenze dell’utenza e siano utili e che rispettano i criteri di User-experience, ossia di una navigazione facile e intuitiva. 

Dunque il primo passo è quello di portare il maggior numero di lettori al proprio blog o sito web, fidelizzare chi approda sui contenuti e fare in modo che nel tempo diventino un punto di riferimento da condividere sui social network e da commentare così da generare traffico intorno al brand che rappresenta la persona o l’attività. 

Le migliori strategie per attirare i lettori a condividere i vostri contenuti di qualità

Per individuare le caratteristiche irrinunciabili per un Content Marketing di qualità ti invitiamo a leggere l’ultimo argomento trattato nel nostro blog. Con questo articolo vogliamo andare oltre, sviscerando le principali strategie per promuovere i nostri contenuti di qualità.

1.    Sfrutta la vanità di coloro che sono un'autorità nel settore di cui ti occupi nel blog: attraverso una semplice ricerca su Google, individua almeno 10 siti web intorno all'argomento in questione e crea un contatto con coloro che potrebbero essere interessati ai tuoi contenuti. Seguili sui social, condividi i loro contenuti multimediali, rinforza i dibattiti sui commenti, contattali via email. Attenzione però a non entrare a gamba tesa chiedendo loro di condividere il vostro articolo o video, cerca di costruire un confronto sul tema, fatti prima conoscere e coinvolgi il professionista in questione con domande utili per arricchire il tuo contenuto prima ancora di pubblicarlo. Una volta online, aggiornalo con un messaggio personale, ringrazialo per il sostegno e linka l’articolo chiedendo un commento da parte sua se ha piacere. 

2.    E’ arrivato il momento di verificare se il tuo contenuto è così interessante da essere condiviso. Tramite la ricerca di parole chiave sui social, Google e altre piattaforme come Buzzsumo, individua persone che hanno più volte condiviso materiale sull’argomento trattato, contattale e chiedi loro cosa ne pensano. Se l’articolo sarà accattivante lo condivideranno di sicuro!

3.    Altro terreno fertile dove incontrare un feedback interessante e proficuo sono i forum. Attenzione anche qui a non fare autopromozione, ma iniziate prima col farvi conoscere aprendo un dibattito sull’argomento attraverso post brevi e di qualità. Una volta ingranata una discussione approfondita nel tempo, proponi ai partecipanti del forum una prima parte dell’articolo con una breve premessa sulla pubblicazione.

4.    Cerca su Google venditori e professionisti tecnici del settore di cui tratti che possano trovare spunti interessanti sull’argomento e proponigli l’articolo con una breve premessa accattivante. Anche in questo caso la richiesta di condividerlo dovrà avvenire con tatto alla fine e dopo aver chiesto loro cosa ne pensano. Un feedback positivo potrà portare ad una condivisione spontanea, se così non fosse potete chiedere voi visto l’interesse suscitato.

Nei prossimi articoli Alsolved affronterà le altre fasi necessarie per conquistare le vette più alte della SERP.

ATTERRA SICURO SUL WEB CON UNA LANDING PAGE DI SUCCESSO

ATTERRA SICURO SUL WEB CON UNA LANDING PAGE DI SUCCESSO

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Dotare la propria azienda di un sito internet è solo un primo passo per raggiungere potenziali clienti e offrire loro una vetrina del lavoro svolto. Un sito web deve essere funzionale e rispettare alcuni criteri base per poter raggiungere i propri obiettivi di visibilità e vendita.

Fondamentale è creare una landing page o pagina di atterraggio, che permetta un più facile posizionamento sui motori di ricerca, in particolare su Google. Per capire di cosa parliamo sfatiamo subito un errore molto comune, ossia confondere la landing page con l’HOME di un sito web. 

La landing page è una pagina di contenuto costruita strategicamente su due caratteristiche principali collegate tra loro:

•    Un argomento preciso e accattivante;
•    Contenuti ottimizzati con l’obiettivo di portare visibilità, condivisioni e backlink al sito web.

Anche se può sembrare il contrario, è fallimentare affrontare argomenti differenti e toccare tanti temi pensando così di essere presente su diversi fronti. E’ invece fondamentale focalizzare l’attenzione su un oggetto specifico, essere costante nel coltivarlo, professionale nel trattarlo, snocciolandolo da diverse prospettive e dando nuove ed utili informazioni. Solo così verrà premiata la propria presenza sul web con il risultato di condivisione da parte dell’utenza di contenuti della landing page e quindi di visibilità e autorevolezza.

Cosa spinge nello specifico l’utenza a condividere un contenuto, rendendolo virale, e quindi, come e da cosa deve essere costruita la landing page di un’azienda? 

Oltre all’utilità pratica, un contenuto deve essere presentato in modo tale da poter rimanere memorizzato nella mente di chi legge. Non basta dunque dare una informazione nuda e cruda, è necessario rivestirla di emozioni positive e raccontarla come fosse una storia, una narrazione che suscita buoni sentimenti, il cosiddetto storytelling

In particolare, obiettivo di una landing page ben costruita è catturare l’attenzione di creatori di link autorevoli, ossia di coloro che hanno già una personalità sul web e sui social e che, colpiti dalla credibilità di un’azienda su determinati temi, condivideranno i contenuti pubblicati nella pagina di atterraggio. 

La tipologia di contenuto, di cui è stato identificato un problema e trovata una soluzione, può essere varia:
•    Brandizzato, facendo attenzione a non confondersi con l’antipatico messaggio pubblicitario tout court;
•    A elenco, rintracciando e citando link a pagine web esterne per ogni punto dell’elenco, adatto a titoli come “I 5 esperti di Carbonara d’Italia”;
•    A Infografica virale;
•    Raccolta di pillole e consigli di esperti del settore in un unico contenuto.

Nel prossimo articolo l’Alsolved entrerà nel dettaglio di come si costruiscono strategicamente e nella pratica questi contenuti. 

Quanto ne sai della SEO? Quello che le aziende devono conoscere prima di pretendere i miracoli

Quanto ne sai della SEO? Quello che le aziende devono conoscere prima di pretendere i miracoli

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Diffidate da chi vi promette tutto e subito. Per un buon posizionamento SEO servono professionalità, tempo e contenuti di qualità.

Per esperienza possiamo dire che non tutte le aziende in Italia hanno compreso cosa sia esattamente la SEO e le tempistiche per avere dei risultati soddisfacenti. Abbiamo pensato di partire da una buccia di banana su cui troppo spesso è facile scivolare quando non si ha esperienza di web e strategia digitale, ossia confondere la SEO con GOOGLE Adwords

Documentandosi in linea generale con SEO (Search Engine Optimization) si intende l’ottimizzazione di un sito web, ossia migliorare il suo posizionamento tra le pagine di un motore di ricerca sulla base delle ricerche degli utenti e quindi di potenziali clienti

Ben differente è quando, a seguito della ricerca di un prodotto, l’utente legge nelle primissime posizioni di una pagina la sigla Ann., ossia Annuncio. In questo caso entra in campo Google Adwords, strumento utilizzato per inserire spazi pubblicitari sulla propria attività con un investimento giornaliero e una impostazione di parametri specifici tenendo conto delle parole chiave ricercate dall’utente probabilmente interessato ad acquistare. 

La SEO è un percorso più lungo, i cui risultati si vedono nel tempo. E’ ovvio che l’obiettivo di un’azienda sia quello di apparire con il proprio sito web in prima pagina in poco tempo, ma non pensate che se fosse così immediato e semplice tutti investirebbero lo stesso budget e pretenderebbero gli stessi risultati?

Quando parliamo di SEO la posizione si conquista con un lavoro continuativo da parte di professionisti del settore che agiscono all’interno del sito offline, nella realizzazione di pagine, articoli, prodotti, immagini e video in ottica SEO, e online ad esempio attraverso  plugin specifici come Yoast SEO, impostando i permalink e generando Sitemaps e non solo. 

Non è argomento di questo articolo spiegare nel dettaglio ogni fase della strategia, né il lavoro che quotidianamente un SEO Specialist deve svolgere per arrivare all’obiettivo. Ciò che è importante capire è che Google è sempre più una realtà intelligente e premia quei siti web che forniscono contenuti utili, veritieri, aggiornati costantemente e che nel tempo hanno dato prova di essere punti di riferimento per argomenti particolari.

Dunque uno dei fattori fondamentali che Google considera per il posizionamento del sito web è proprio il TEMPO. In una società di fast food, in cui siamo abituati ad avere tutto subito, sembra impensabile associare al web un lavoro meticoloso i cui risultati si vedono a lungo termine, ma è la realtà. 

Un sito web ha più probabilità di posizionarsi tra le prime pagine se esiste da più tempo. Ciò non è affatto scontato perché per ESISTERE non si intende esserci passivamente, ma aver fornito contenuti utili e di facile fruibilità all'utenza con costanza. Diffidate da chi vi promette tutto e subito. Si tratta o di impostori o di chi per primo non ha capito cosa sia davvero la SEO.