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“Penso che lo scenario più probabile non sia quello di una frammentazione, ma piuttosto di

una biforcazione tra un’internet a guida cinese e una non-cinese guidata dagli Stati

Uniti. (…) Penso che vedremo dei nuovi prodotti e servizi fantastici arrivare dalla Cina. Ma c’è

il pericolo concreto che assieme a questi arrivi anche un diverso regime, fatto di censura,

controlli, ecc.”.

L’ex ceo di Google, Eric Schmidt, si è recentemente tolto qualche sassolino dalla scarpa

aprendo un dibattito sullo scenario futuro della possibile separazione della rete a seguito

della diffusione del progetto Dragonfly, il motore di ricerca costruito esclusivamente per la

Cina in cui Big G vorrebbe tuffarsi per le potenzialità economiche del mercato cinese.

“Una internet separata, con cui il governo cinese può fare tutto quello che vuole, è molto più

pericolosa di un motore di ricerca separato o delle restrizioni imposte ai social media”, scrive

per esempio Futurism. “I firewall possono essere penetrati e i server possono essere

hackerati, ma una rete completamente separata taglierebbe fuori il popolo cinese, e gli

attivisti potrebbero trovarsi ancora una volta abbandonati a loro stessi”.

In realtà temere che con “due internet” bisognerebbe dire addio ad una rete globale, senza

proprietari e per tutti coloro che possiedono una connessione, è fuorviante perché le cose

stanno già così visto il vincolo da parte dei Governi a cui i colossi Google, Apple,

Facebook, Amazon (GAFA) devono attenersi per non incorrere in multe salate.

Facebook di Zuckerberg, AWS, il servizio cloud di Amazon, e altri, muovono i fili come

dimostrò nel 2010 il caso WikiLeaks tagliata fuori da internet grazie all’azione congiunta di

Amazon, PayPal e un provider.

Più volte si è parlato della necessità di creare una rete decentralizzata, in cui il controllo

torni interamente nelle mani degli utenti, senza “firewall, pedaggi, regolamentazioni

governative e spionaggio. L’informazione sarebbe totalmente libera in ogni senso”. A questo

obiettivo si ispirano diverse startup pioniere come Storj, Synereo o Maid Safe, che puntano a

creare un cloud condiviso in cui l’individuo decide quanto del proprio hard disk condividere.

Sulla questione è intervenuto Vint Cerf, l’inventore del protocollo TCP/IP, a base

dell’infrastruttura di internet, “la rete deve essere resiliente e funzionare anche in caso di

disastri” e per garantire ciò la decentralizzazione potrebbe essere una risposta efficace.

Internet è un progetto “ancora da completare. Gli sviluppatori di oggi hanno le stesse

possibilità che avevamo noi quarant’anni fa. Il futuro non è ancora stato scritto, ma questo è il

vostro compito” ha dichiarato Cerf riferendosi al pubblico del Wired Next Fest a Firenze

recentemente.

Quali sono i punti deboli di internet dunque secondo il padre della Rete? “Oggi solo la

metà della popolazione è connessa. Deve avere un costo tale che le persone possano

permetterselo. E questo vale specie quanto più ci muoviamo nelle zone più povere del

pianeta”. E poi “deve parlare la lingua delle persone in tutto il mondo, contenere

informazioni utili a livello locale, permettere ai servizi e alle imprese di varcare i confini. E

avere un’utilità anche materiale. Vogliamo trovare informazioni sulla salute, sull’educazione,

avere accesso a servizi forniti dal governo”.

Altro grande nome che potrebbe riaprire nuovi scenari sul mondo del web è l’inventore

trent’anni fa del WWW, Tim Berners-Lee che partendo dai temi quali decentralizzazione

della rete e controllo dei dati, sfida i colossi della Silicon Valley “Non dobbiamo chiedere a

Facebook o Google se possiamo o meno introdurre un radicale cambiamento che potrebbe

mandare all’aria i loro modelli di business. Non abbiamo bisogno del loro permesso” ha

dichiarato Berners Lee in un’intervista a Fast Company parlando del suo progetto Solid.

“Per tutto il bene che abbiamo fatto, il web è diventato un motore di disuguaglianza e

divisioni; dominato da forze che lo sfruttano per i loro interessi. Solid cambia il modello

attuale, in cui gli utenti devono cedere i loro dati personali ai giganti digitali in cambio di un

valore percepito. Solid è un’evoluzione del web che mira a ricreare l’equilibrio; fornendo a

tutti il completo controllo dei propri dati, personali o meno, in un modo

rivoluzionario”.

Per fare un esempio concreto, Tim Berners Lee ha mostrato l’utilizzo della piattaforma sul suo

pc: “Un’applicazione, sfruttando la tecnologia decentralizzata di Solid, permette a Berners Lee

di accedere a tutti i suoi dati senza soluzione di continuità: il calendario, la musica, i video, la

chat, le ricerche. È come un mix di Google Drive, Microsoft Outlook, Slack, Spotify e

WhatsApp”.

Con la differenza che le informazioni personali rimangono agli utenti. “Ogni dato che viene

creato o aggiunto su Solid esiste all’interno dei Solid Pod; un acronimo che sta per personal

online data store. Questi pod, che saranno forniti a chiunque usi la piattaforma, forniscono agli

utenti il controllo sulle applicazioni e l’informazione”. Non sono dunque le aziende a

raccogliere i dati ma questi vengono conservati in un posto dove vi può accedere solo

l’utente.

“Immaginate se tutte le vostre app attuali fossero in grado di comunicare l’una con l’altra, di

collaborare e farvi trovare modi per migliorare la vostra vita personale o i vostri obiettivi

professionali. Questo è il tipo diinnovazione, intelligenza e creatività che le app di Solid

potranno generare” sottolinea Berners-Lee.