Piccoli segreti di Twitter, parte 3

Piccoli segreti di Twitter, parte 3

L'ultima parte del nostro viaggio nei segreti di Twitter parla di un metodo prezioso per orientarsi meglio nel mare di cinguettii di milioni di utenti diversi.

Gli operatori di ricerca

La ricerca interna di Twitter è molto potente e se la sfrutti al meglio puoi ottenere risultati estremamente precisi. Per gestirla al massimo, in maniera indipendente, utilizza gli operatori. Si tratta di comandi manuali che limitano i risultati.

Ad esempio:

  • “Alsolved” cerca la combinazione esatta.
  • #alsolved: cerca l’hashtag in questione.
  • from:alsolved: individua il testo inviati da @alsolved.
  • "alsolved" near:"roma" within:15km: trova il testo inviato vicino alla città.
  • alsolved since:2017-01-01 contenuti pubblicati dalla data indicata.
  • alsolved until:2017-01-01 tweet inviati fino alla data suggerita.

Uno dei punti più curiosi è lo smile. Se cerchi una parola con il simbolo :) la ricerca proporrà i contenuti con un significato positivo. Se utilizzerai la faccina triste, :( otterrai invece solo tweet con una valenza negativa.

Inoltre, il comando filter:links estrapola i tweet che contengono collegamenti ipertestuali.

Tutto questo diventa decisivo quando fai ricerche specifiche, per realizzata una campagna che coinvolga particolari utenti, influncer o argomenti. 

Piccoli segreti di Twitter, parte 2

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Piccoli segreti di Twitter, parte 2

Nella seconda parte del nostro viaggio al centro di Twitter, ti sveliamo un altro piccolo segreto indispensabile per sfruttare al meglio questo social network, così amato da giornalisti, celebrità ed esperti di marketing.

IFTTT: gli automatismi sono la via!

Nessuno di noi ama particolarmente gli automatismi, ma un buon sistema IFTTT può aiutarti a garantire una continuità nei confronti dei tuoi follower e a migliorare diversi aspetti del tuo account. IFTTT è l'acronimo di If This Then That, ossia "Se (accade) Questo Allora (fa) Quello)" e si pronuncia /i'ft/.

Si tratta di un semplice sistema web che ti permette di creare delle sequenze di comandi elementari chiamati "recipe", attivati da altri servizi web come Instagram.

Un esempio di "recipe" potrebbe consistere nell'inviare una email a seguito di un tweet contenente un particolare hashtag.

Proprio in tema di "recipe" vi segnaliamo una "ricetta" gustosissima per pubblicare su Twitter le foto di Instagram come native, risparmiando tempo e ottenendo un risultato molto più gradevole a livello di visual. Potrete così mostrare nel vostro tweet la foto vera e propria e non il link della foto su Instagram. 

La ricetta è di Valentina Lepore e la trovi qui!

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Piccoli segreti di Twitter, parte 1

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Piccoli segreti di Twitter, parte 1

Molti di noi usano Twitter senza sfruttarne al massimo le potenzialità. Ci sono, infatti, dei piccoli segreti che se svelati e impiegati in maniera corretta possono di gran lunga migliorare la vostra attività cinguettante, soprattutto che utilizzate il social network dei 140 caratteri per lavoro. 

Iniziamo svelandovi questi...

Le liste private

Le liste di Twitter permettono di fare una selezione dei contenuti in base alla classificazione che più ci piace. Puoi aiutarti così a trovare i contenuti che cerchi, esattamente dove li cerchi, nel preciso momento in cui ti servono. 

Se ti occupi di digital PR e blogging sono praticamente indispensabili, in particolare se segui numerosi profili diversi.

Forse però non sai che possono esser rese assolutamente private, visibili dunque solo a te e non a chiunque. Per renderle private, ti basterà andare nella apposita sezione della privacy. Al tempo stesso, però, puoi continuare a monitorare la lista su Hootsuite e Tweetdeck.

Twitter Moments

I Momenti sono raccolte di tweet scritti su un unico tema o evento, che hai deciso di proporre in maniera esclusiva ai tuoi follower. La cosa più interessante di questa funzione è che puoi personalizzare la tua raccolta di Momenti come se fosse una pagina web, con il suo titolo, una immagina di copertina, sottotitoli e contenuti.

Puoi usare questa funzione per raccogliere solo i tweet più utili a determinati follower, fare un selezione dei momenti salienti di una determinata giornata/impresa a fini informativi. Insomma, libera la fantasia. 

È un segreto, ma puoi dirlo a chi vuoi! ;)

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Facebook Stories: cosa sono e come funzionano

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Facebook Stories: cosa sono e come funzionano

Oggi parliamo di Facebook Stories, altresì il fu Snapchat. La funzione base è sempre la stessa: creare una sintesi di contenuti con una durata limitata, solo 24 ore.

Non si tratta più di aggiungere una foto a un nucleo, a un album già dato, ma di catturare l’attimo e lasciarlo scorrere via poche ore dopo.

Le Stories lanciano un messaggio chiaro: devi essere qui e ora, devi seguire quello che faccio per ottenere il massimo dai miei aggiornamenti. Tutto questo può sembrare un limite, invece è qui che si trova la forza del visual storytelling dei social.

Cos’è e come funziona Facebook Stories

Facebook Stories è una nuova funzione che permette agli utenti di condividere foto e video in un contenitore, una sorta di presentazione simile a quella di Instagram e Snapchat, che scompare dopo 24 ore. Ogni storia contiene foto e video, e tutto questo dovrebbe essere rivolto a una singola e specifica narrazione; un dato evento, una giornata particolare, una cerimonia, ecc.

Proprio come su Snapchat, anche in Facebook Stories si possono aggiungere diversi elementi decorativi. Facebook riconosce il volto e ti permette di inserire effetti, sticker, scritte di colore differente.

Facebook Stories sembra proprio uguale a Snapchat. E a Instagram. Ma il fulcro è proprio questo: saper raccontare una storia è indispensabile per raggiungere determinati risultati.

Perché le storie sui social funzionano?

Perché rappresentano un intrattenimento diverso da quello che sei abituato a fruire nel News Feed; un'immagine statica, un banner pubblicitario o un video preparato in precedenza possono essere dei capolavori qualitativi, ma non rappresentano la fisiologica evoluzione di un evento.

Nelle Facebook Stories tutto segue un percorso tipico della narrazione: si "leggono"/guardano da sinistra a destra, sono ordinate cronologicamente, racchiudono l'attimo in cui sono state create.

Questo rende la narrazione unica, imperdibile, non replicabile. La durata di 24 ore rende tutto più urgente: se vogliamo seguire le vicende di un contatto, e la relativa Facebook Stories, non possiamo perdere tempo. Dobbiamo esserci, per davvero. 

A livello di marketing l'utilizzo di questo strumento comporta la tua capacità di creare un visual storytelling così avvincente da diventare imperdibile.

Come usare Facebook Stories per fare branding

Qualche idea?

  • Mostra il backstage delle cose che fai. Degli eventi che organizzi, del tuo ufficio, della preparazione di un dolce; è un modo interessante per portare il pubblico nel tuo mondo
  • Riassumi i passaggi salienti di un evento: interventi, protagonisti, dietro le quinte, momenti divertenti
  • Mostra la lavorazione, il processo che ti porta a chiudere in maniera soddisfacente un lavoro
  • Commenta un evento live, ti aiuterà a farti conoscere più da vicino

Raccontarsi è la base di tutto, devi raccontare quello che fai, e lo devi fare con gli strumenti che permettono di comunicare con un’immediatezza che solo immagini e video possono avere. 

Quando hai gli strumenti, devi metterci solo le idee. ;)

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Sopravvivere all'aggiornamento di Business Manager

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Sopravvivere all'aggiornamento di Business Manager

Lo strumento più amato e odiato dai social media manager sta cambiando veste. Parliamo del Business Manager di Facebook, che proprio in questi giorni sta aggiornando la sua interfaccia per rendere la gestione più immediata.

Ecco un elenco delle modifiche essenziali, per non lasciarvi spaesati.

Per prima cosa, sarà possibile controllare meglio le pagine e i diversi account pubblicitari.

Adesso le pagine e gli account pubblicitari saranno divisi in categorie, mentre prima erano divisi per account.

Un'altra modifica riguarda la possibilità, per chi gestisce un numero molto ampio di clienti, di poter segnare i preferiti del momento per poterli trovare in testa.

Infine è stata migliorata la possibilità di controllo veloce delle attività recenti di ogni realtà attraverso un semplice click.

La strada per la realizzazione di uno strumento davvero performante (e gratuito) è ancora lunga, ma si tratta di migliorie utili e che speriamo favoriscano il lavoro di tutti i nostri colleghi smm! ;)

 

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Social: 5 piccole novità da non perdere

Social: 5 piccole novità da non perdere

1. Twitter

È arrivata Twitter Lite! Si tratta di una versione alleggerita di Twitter, per connessioni lente. Riduce molto l'uso di dati d occupa meno di 1 Mb su dispositivo.

2. Facebook

Il nuovo strumento che mette in guardia dalle fake news è finalmente arrivato, in forma di guida per riconoscerle: non fidarsi dei titoli, controllare gli indirizzi e considerare sempre che le notizie possono essere false.

3. Messenger

Abbiamo già parlato di novità in campo messaging, ma è di questa settimana l'implementazione in Messenger di M, un assistente digitale che durante la conversazione suggerisce sticker e link a siti e ad applicazioni in base ai contenuti che si stanno scambiando. Comodo, appena appena creepy.

4. YouTube –  Arrivano le dirette streaming

Si tratta di una novità per profili con almeno 1.ooo iscritti. Per avviare uno streaming sarà sufficiente cliccare sul pulsante rosso “Go Live”, scattare una immagine di anteprima e lasciar partire da diretta. Al momento, non vi sono informazioni su futuri aggiornamenti che potrebbero rendere le dirette video di YouTube fruibili per tutti.

 

 

5. Instagram – Arriva il nuovo Direct

La condivisione diretta di foto e video adesso è ancora più semplice e veloce. I contenuti inviati con la nuova versione di Direct potranno essere visualizzati una solo volta e amici e follower avranno la possibilità di commentare. Una volta scomparsi rimarrà una nota a segnalare che qualcosa è stato condiviso.

#CassiniGrandFinale: come l'ultima missione Nasa è diventata un evento social

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#CassiniGrandFinale: come l'ultima missione Nasa è diventata un evento social

Vi abbiamo già parlato di come le nuove modalità di comunicazione e gli straordinari aggiornamenti delle piattaforme social ci permettano di partecipare in diretta ad eventi che mai prima avremmo potuto immaginare e di condividere e godere di contenuti visuali perfetti, di qualità sempre maggiore.

Proprio grazie a queste rivoluzioni in campo tecnico, oggi stiamo assistendo all'ultima grandiosa missione della sonda Cassini.

Lanciata nel 1997, Cassini è arrivata su Saturno nel 2004. A seguito dell'ultimo passaggio ravvicinato con la grande luna Titano avvenuto lo scorso 21 aprile, Cassini ha cominciato il "gran finale" della sua straordinaria missione. Durante questo capitolo finale, Cassini orbiterà Saturno all'incirca una volta a settimana effettuando un totale di 22 tuffi nello stretto passaggio tra gli anelli e il pianeta.

La cosa straordinaria? La Terra potrà seguirla su social!

Se ancora non avete iniziato il vostro viaggio al fianco della sonda, vi consigliamo di farlo subito tramite il sito della Nasa e su Facebook. Un evento da non perdere, primo nel suo genere e nella storia dell'uomo. 

Primo nella storia del social network.

 

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Talk droidy to me. Di chatbot e nuove modalità di interazione uomo-social

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Talk droidy to me. Di chatbot e nuove modalità di interazione uomo-social

Questo lunedì restiamo in tema di cambiamento. Una cosa alla quale possiamo fare sempre più caso è che le modalità di contatto sono sempre più varie. 

Condividere un messaggio, un pensiero, un contenuto video o fotografico, è ormai da anni possibile anche con un numero ristretto di persone. È una caratteristica nota di Facebook, quasi da sempre, ma negli ultimi tempi è comune anche ad altri servizi di messaggistica.

Oggi la selezione dei destinatari può avvenire in maniera ancora più facile, fluida e su vasta scala: basta scegliere se usare Messenger o Whatsapp, Snapchat, oppure social come Twitter e Facebook per avere chiara una stima delle persone che possiamo raggiungere. 

Il numero crescente di soluzioni nell'ecosistema social comporta infinite modalità e sfumature nella condivisione: da one-to-one, passando per i gruppi, fino al pubblico.

Questo aspetto è essenziale per chi fa branding su social: è sempre più decisivo e determinante scegliere di stare su un social dove le conversazioni possano svolgersi o all'interno del news feed generale o rivolgendosi a un “pubblico” su scala differente.

Vediamo quindi il modificarsi dei contenuti in base alla piattaforma: da contenuti permanenti, destinati a restare nella memoria imperitura del social, passando per contenuti che si cancellano alla visualizzazione, altri che si generano sul momento in maniera sempre diversa, altri ancora che curano per un periodo limitato di tempo.

I brand, proprio come gli utenti finali, si adattano a questo assortimento squisito di possibilità e rendono sempre più vario il loro approcciarsi alla content curation. Per le grandi marche, è ancora più importante che in passato creare una strategia di contenuti come un'idea, una storia che va oltre le singole “Facebook Page”, “canali Youtube” o “Profili Instagram”: è importante che il piano editoriale sia capace di interpretare e adattarsi a queste nuove dinamiche, per offrire sempre contenuti di maggior valore.

Per quel che riguarda le conversazioni one-to-one o per gruppi, stanno nascendo e nasceranno velocemente strumenti gestionali basati basate su intelligenza artificiale e messaging, come i chatbot. Questo darà ai brand una capacità di interazione istantanea mai vista prima, attraverso contenuti emozionali o funzionali, all'interno di nuovi canali (soprattutto di messaggistica). Una grande opportunità per chi vuole mantenersi a disposizione degli utenti, attraverso i canali che questi usano più frequentemente.

Sul tema chatbot e evoluzione del messaging è interessante un intervento di David Marcus (Head of Messenger di Facebook) al Web Summit di Lisbona, di cui vi consigliamo assolutamente la visione!

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Il social, sempre più visivo e "casual"

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Il social, sempre più visivo e "casual"

Nel 2016 abbiamo assistito a diverse evoluzioni tecniche in campo social, molte di queste si sono poi tramutate nel 2017 in un sostanziale cambiamento nel modo degli utenti di rapportarsi ai brand.

Le tendenze social/digital delle community stanno confermandosi come sempre più visive, cangianti e orientate all'immediatezza, alla componente "live". 

Basti pensare all'introduzione delle Stories in ogni social ad oggi conosciuto; Snapchat Spectacles, Facebook Messenger, Whatsapp, Instagram Stories... il grande aumento numerico di piattaforme e software per la condivisione diretta e immediata di contenuti quotidiani genera sicuramente un altissimo grado di complessità, ma si avvicina molto di più al modo di interagire più naturale e tipico delle persone.

Parte fondamentale di questo processo sono i device: ad oggi abbiamo la possibilità di riprendere la nostra vita con una tecnica e una qualità mai visti finora, con strumenti che occupano appena lo spazio del palmo della nostra mano.

In più, stats, analitycs, insight del tutto nuovi e alla portata davvero di chiunque, riescono a convincere le persone di avere sempre più controllo sul target che vogliono raggiungere e sulle modalità con cui farlo.

La comunicazione online sta mutando contemporaneamente in tre direzioni.

L’elemento visivo è sempre più centrale

Come dicevamo, la componente visiva ha un ruolo sempre più centrale: gli utenti, anche quelli con device ormai più obsoleti, hanno sempre più frequentemente accesso a contenuti “immersivi”: augmented e virtual reality, video a 360° e video panoramici e interattivi.

La qualità della produzione in questi casi è fondamentale per rendere il contenuto efficace e condivisibile e questo trend coinvolge anche i brand, che hanno ora la possibilità di sviluppare content di altissimo livello, che promuovano con maggior impatto le call to action più varie.

Content sempre più live: contenuto sempre più casual

La capacitò di realizzare e offrire esperienze immersive convive con un'altra tendenza apparentemente opposta: un approccio sempre più “casual” alla comunicazione visiva. Soprattutto nei live e nei formati in stile “stories”, come quelli proposti da Snapchat e da Instagram.

Questi social offrono la possibilità di comunicare in modo visivo, ma conservando quel sapore low-fi, diretto e semplice, della interazione quotidiana. Questo impatta anche sul linguaggio dei brand, che possono scegliere anche un approccio più informale e personale per comunicare agli utenti, a seconda del canale che ne ospita i messaggi.

Le conversioni sono sempre più immediate ed evanescenti

Le evoluzioni degli algoritmi dei news feed portano gli utenti social in una realtà dove non esiste più un unico stream di notizie, comune a un intero gruppo/community; adesso anche utenti con numerosi amici in comune vedono news feed estremamente diversi tra loro, a seconda di singoli interessi, luogo in cui si trovano, ultimi siti visitati e via discorrendo. Il news feed di Facebook, il feed algoritmico di Instagram, il nuovo feed delle Stories di Instagram, Twitter con i tweet “while you were away”, la sezione Discover di Snapchat, tutte queste novità cambiano la maniera di fruire i contenuti da parte delle persone e, dunque, anche il loro modo di comunicare.  

Le persone godono adesso di una maggiore selezione delle notizie, più specifica e soddisfacente, ma è innegabile che questo non coincida con un maggior controllo del modo in vengono a contatto con le informazioni e con i contenuti con cui desiderano interagire.

Queste tendenze opposte sono alla base di una cosa chiamata Filter Bubble.

In cambiamento anche il fattore conversion: molte piattaforme mettono a disposizione degli utenti la possibilità di interagire con contenuti a breve scadenza, con messaggi che svaniscono nel giro di pochi ore/minuti. Un cosa che forse ci ricorda l'internet dei primi 2000, con Irc e altre cose che ci facevano, sì, conoscere ma di cui non potevamo conservare traccia.

Insomma, stiamo vivendo un'evoluzione e il comportamento delle persone sui social sta radicalmente cambiando, modificando anche le piattaforme e i linguaggi.

Per i brand è un'opportunità preziosa da non lasciarsi scappare, si ha finalmente accesso a un numero sempre più alto di dati interessanti sui propri clienti e sui loro comportamenti: cosa genera maggior condivisione? Cosa unisce una community a un marchio? Che azioni possono essere attivate con l'utilizzo di linguaggi più specifici? Poter trovare le risposte a queste domande è un passo epocale per qualunque brand che desideri essere rilevante oggi.

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Instagram: investire in pubblicità o nel fattore umano?

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Instagram: investire in pubblicità o nel fattore umano?

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L'introduzione di Instagram for Business ci ha messo davanti a un dilemma: è meglio fare pubblicità a pagamento o valorizzare il cosiddetto “fattore umano”?

Insieme agli aspetti positivi da valutare al lancio di ogni nuova piattaforma, ci sono sempre almeno 3 buoni motivi per scegliere di non utilizzarla (o almeno, non subito).

Il tema Instagram for Business è stato affrontato anche qui in agenzia ed ecco le nostre conclusioni.

Partiamo da una premessa, però. Preferire una strategia basata sul "fattore umano" implica coinvolgere i follower attraverso contenuti originali, belli e di impatto, che raccontino una storia vera e che generi spontaneamente immedesimazione negli utenti. Si tratta di una strategia molto diversa dall'advertising tipico e, a nostro dire, è più naturale e coerente con il mezzo Instagram. Richiede però più tempo, risorse dedicate alla creazione dei contenuti e una storia da raccontare.

È più difficoltoso e per niente automatico, ma pensateci: quando vediamo dei  post sponsorizzati su Instagram, i brand che ne fanno uso non perdono ai nostri occhi un po' di identità... del loro "fatto umano", appunto?

Quando Instagram ha annunciato il lancio del proprio tool per le imprese, sembrava avverarsi il sogno di tanti digital marketer: il dark social per eccellenza metteva finalmente a disposizione i propri Analytics, rendendoli consultabili direttamente nell'app. Grandioso!

Ma questa dinamica non ve ne ricorda una già vista? Un percorso simile è stato compiuto proprio dalla casa madre di Instagram, Facebook.

Sono passati dieci anni da quando Facebook hai introdotto le “Pages”, che hanno consentito a organizzazioni, aziende, celebrità, grandi e piccoli gruppi, di aprire dei profili pubblici grazie ai quali interagire più facilmente con i loro fan/follower, coltivandone il sostegno e acquisendone di nuovi. Nel 2007, più di 10.000 imprese lavoravano fruttuosamente con le pagine di Facebook.

All'epoca, però, una Pagina era sempre e solo la stessa pagina; non c’era maniera per differenziare la pagina di una azienda da quella di un privato.

Per movimentare la faccenda, Facebook ha inventato le “Business Pages”, grazie alle quali è diventato possibile analizzare le pagine e migliorarne l’andamento - tenendo conto di dati demografici, di traffico ed engagement - e creare campagne pubblicitarie in target.

Il 2014 è l'anno cruciale della svolta di Facebook, quando è stato annunciato un nuovo aggiornamento del news feed; una modifica all'algoritmo che di fatto limita la capacità delle pagine, ma che secondo Facebook, aiuta gli utenti a costruirsi un feed più "piacevole", che mostra "solo ciò che realmente si vuole vedere". Suona simile alla notizia che Instagram ha condiviso negli ultimi mesi, vero?

Alla fine di questa operazione, i gestori di tutte le pagine si sono trovati a dover pagare per rendere visibili i loro post, attraverso gli strumenti per la creazione delle inserzioni.

Ben fatto, Facebook: questo sì che si chiama monetizzare! Ma adesso la festa è finita.

Se facendo un passo indietro nel 2007 avessimo immaginato che Facebook avrebbe reso l’organic reach delle pagine quasi del tutto irrilevante, forse avremmo scelto una strategia diversa per trovare nuovi contatti e conversioni online. Forse, avremmo scelto di raccontare una storia più personale. 

Ed è qui che si è inserito un mezzo come Instagram. 

Naturalmente la versione for Business di Instagram offrirà nel tempo molti vantaggi rispetto alle sue versioni precedenti, ma se tenete di più a personalizzare la vostra comunicazione che a fare ottimi advertising, ecco 3 buoni motivi per resistere al canto della sirena insight.

1. Organic Reach, mantenerlo e curarlo

Se non passerete a Instagram for Business, manterrete il vostro organic reach.

Il valore organico dell'engagement non ha prezzo quando si tratta lavorare sull'immagine di un brand. Una interazione organica ha molte più probabilità di tradursi in una conversione.

Quando però vengono limitati i parametri organici di una piattaforma a livello di algoritmo, si finisce per forza a dover pagare per essere più visibili, ma sponsorizzare un singolo post è di certo un'attività più sostenibile (a livello monetario e di immagine) che pagare costantemente degli annunci. Anche se siete un brand consolidato, con un budget pubblicitario di milioni di dollari, avrete bisogno di qualche impression organica per rimanere impressi nella mente dei vostri follower!

2. La brutta etichetta “Post sponsorizzato/scopri di più ”

Nei risultati di Google qual è il link che cliccate per primo? Solitamente, il primo nella lista a non essere un annuncio. 

Lo stesso vale per Instagram: alla vista dell'etichetta “post sponsorizzato” o "scopri di più" su una foto, si tende a scrollare oltre senza nemmeno rilasciare impressioni. "È solo pubblicità", viene naturale pensare.

I post autentici, personali, creati ad hoc dagli account che abbiamo deciso di seguire, saranno sempre i nostri preferiti, quelli che ci soffermeremo a vedere, valutare, ricordare. 

3. Investire nel fattore umano

Crediamo che la sfida rimarrà aperta tra i marchi che sapranno meglio adeguarsi, in maniera fluida e naturale, alla vita delle persone e ai modi di comunicare degli utenti di ogni piattaforma. Facendo, insomma, scelte sempre più umane e meno automatizzate. 

I brand che fanno una buona comunicazione su Instagram mirano a creare una connessione emotiva con i propri follower: è quella che fa scattare la scintilla.

Quando vediamo un post sponsorizzato, emergono le caratteristiche robotiche dell'invio automatico e il brand riduce la sua comunicazione a una serie di attività automatiche che non ispirano fiducia in nessuno.

Non dimenticate, anche la pubblicità digitale è una storia d'amore. Ed è così normale innamorarsi di un qualcosa che ci ispira, che ci parla chiaramente, che un po' ci somiglia. 

Parlare e agire in maniera umana, in questo lavoro dominato dalla tecnica, è il modo migliore per costruire una grande brand identity.

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Marketing: 5 suggerimenti per ottimizzare i tempi di lavoro

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Marketing: 5 suggerimenti per ottimizzare i tempi di lavoro

Come riuscire ad organizzarsi al meglio con tante attività da completare e sempre meno tempo per farlo? È possibile arrivare a fine giornata senza stress e milioni di cose ancora da concludere? 

Lavorare nel digitale è molto stimolante: bisogna saper mantenere diversi progetti insieme, avere le cose sotto controllo e restare aggiornatissimi sulle evoluzioni del settore. È un mestiere che cambia di continuo e la mole di lavoro può diventare all'improvviso molto difficile da gestire; esistono però diversi espedienti per gestire al meglio il tempo a disposizione.

La Alsolved ha pensato a 5 consigli che ti aiuteranno ad ottimizzare i tempi di lavoro e a non diventare troppo presto un vecchio marketer del tutto pazzo.

1. Automatizzare il lavoro: dire sì ai software intelligenti

All'inizio fare tutto da soli permette di imparare molte cose: l'intraprendenza e l'entusiasmo iniziali ci fanno diventare bravi praticamente in tutto. Tuttavia, quando lavoro, clienti e progetti aumentano, è bene optare per dei piccoli supporti tecnologici che possono decisamente migliorarci la qualità della vita e del lavoro. Parliamo degli strumenti di marketing automation, una risorsa preziosa per tutti i professionisti del settore. Si va dai software per la programmazione dei post e delle mail, passando per gli strumenti di task management, fino agli alert automatici, ecc.

In Alsolved usiamo Asana per coordinarci nel lavoro di team e il nostro dipartimento creativo usufruisce di Hootsuite per la programmazione dei piani editoriali su social.

2. Scrivere promemoria e appuntare le scadenze

Lo diciamo sempre, lavorare del digital marketing richiede saper ragionare per scadenze e obiettivi, ma un errore che si commette spesso è quello di non fissarne ogni giorno. Fissare delle scadenze e degli obiettivi è un buon modo per conoscere se stessi e per imparare che non siamo macchine: non pretendiamo da noi stessi l’impossibile, altrimenti finiremo per non guadagnare nulla dal nostro operato. Per lavorare con ritmo ed efficienza bisogna valutare cosa effettivamente si riesce a fare, nelle ore lavorative che ci si è prefissati. Né più né meno. Appuntati le scadenze e valuta quanto lavoro ti ci vuole per rispettarle. 

3. Non rinunciare alla pausa

Staccare gli occhi dal lavoro per un momento è un metodo infallibile per ripristinare la concentrazione: al contrario di ciò che si potrebbe pensare, fermarsi per fare una pausa può solo che migliorare la produttività. Non rinunciarci, mai! Imposta una sveglia se tendi a dimenticartene. Fermarti è importantissimo.

4. Avere sempre un piano

Nelle giornate di fuoco, ad alta concentrazione di impegni, brief, debrief, CDA e chi più ne ha più ne metta, una pianificazione attenta delle attività giornaliere può salvarti dal caos totale.

Se non sai da dove cominciare, ti sveliamo un trucco: prova a cronometrare le tue prestazioni nel giro di qualche settimana, scoprirai quanto tempo ti serve per svolgere le tue solite attività e potrai ricavarne una stima veritiera. Avere un piano per sopravvivere è tutto!

5. Fai una sola cosa per volta

Sembrerà banale, ma essere multitasking può essere una risorsa per alcuni, ma non per tutti. Anche chi riesce per natura a tenere insieme più attività, rischia di sbagliare. Meglio perciò concentrarsi su una cosa alla volta e non tornare a rimuginarci e a ri-lavorarci una volta conclusa. Fai una cosa per volta, una volta per tutte. ;)

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Web marketing: 5 consigli per farlo alla grande

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Web marketing: 5 consigli per farlo alla grande

Non si si diventa web marketer da un giorno all'altro né le strategie di comunicazione web non si possono inventare. La visibilità e una web reputation di cui andare fieri non sono cose che piombano dal cielo all'improvviso; richiedono lavoro, costanza e immaginazione. E investimenti.

Capita ancora di incontrare persone, anche CEO e capi d'azienda affermati, convinti che il web marketing sia cosa che si può fare gratis o con pochi centesimi di investimento. Si tende a trascurare un fatto semplice: i risultati sono commisurati agli investimenti che si fanno in termini di pubblicità e risorse professionali.

Patendo da questo presupposto, ecco gli elementi imprescindibili per tutte quelle aziende che vorrebbero lanciarsi sul web e ottenere maggiori conversioni dalla loro presenza online, rendendo il web marketing una vera risorsa di business.

1. DECISIONI: PRENDERLE SEMPRE IN BASE AI DATI, NON ALLE IMPRESSIONI MOMENTANEE

L'effetto di una qualsiasi azione pubblicitaria è emotivo, diciamo pure sentimentale, e - volendo - fortemente opinabile. I metodi a cui si arriva a concepire però un'azione promozionale sono sempre calcolatissimi, basati su previsioni di mercato, target, budget. Dati, dati, dati.

Potrà sembrare banale, eppure tra gli errori più commessi c'è l'improntare la propria strategia promozionale su ciò "che si crede" efficace, su quello che "si ritiene" più coinvolgente, solo su quello "che piace" a chi deve impostare il lavoro. Insomma, su opinioni, impressioni e sentimenti puramente personali. 

"Secondo me dobbiamo puntare tutto su Facebook."

"Secondo lui la landing page degli annunci AdWords va impostata in un altro modo."

"Secondo l'altro quel bottone converte di più, perché è più bello."

"Secondo lei c'è da fare un’app perché ormai tutti usano le app, per QUALSIASI cosa."

I secondo me in questo lavoro stanno a zero, contano solo i dati, le ricerche, i feedback, i risultati delle analisi e dei vari test; non è possibile impostare alcuna strategia efficace sulla base di semplici impressioni. Nel marketing tutto ruota intorno alla raccolta e all'analisi dei dati.

Una miriade di dati che, se ben raccolti ed interpretati con buonsenso, possono permetterci di costruire una strategia solida, vincente. 

Ci sono dubbi? Incertezze? Dati discordanti? Le soluzioni sono sempre tre: testare, testare e testare ancora.

2. ASCOLTARE E ANALIZZARE 

Fare un piano di web marketing non significa solo immaginare una strategia funzionale, si passa anche per la selezione degli strumenti, dei canali, dall'analisi del brand, del suo target, dei suoi competitor e dello scenario di settore; senza questi step non si starà facendo web marketing, si starà piuttosto mettendo in scena una commedia scoordinata, priva di regia e di attori sul palco.

Il nostro sito funziona? È facilmente navigabile e risponde alle richieste dei nostri clienti? 

Cosa cercano online i nostri potenziali clienti? Cosa li convince ad acquistare un prodotto o un servizio?

Come si comportano i competitor? Che azioni hanno scelto di fare per promuoversi e posizionarsi meglio sul web?

Queste sono solo alcune delle domande da porsi prima di dare inizio alle grandi danze.

3. ARREDARE BENE LA PROPRIA CASA SUL WEB: IL SITO

Non c’è strategia online che funzioni se il tuo sito non funziona.

Il peggior errore che puoi commettere è quello di veicolare la tua strategia promozionale su spazi non completamente tuoi - ad esempio i social -, sui quali non hai il pieno controllo e sui quali non puoi raccontare nel dettaglio il tuo brand. Al centro di tutto deve esserci il tuo sito web, con le campagne AdWords attivate, i social collegati, la newsletter sincronizzata, il blog aggiornato, ecc.

E ricorda, il sito deve essere ottimizzato e usabile: con template responsive che possa garantire una perfetta navigazione anche da mobile, testi seo friendly e originali, menu chiari e sezioni ben riconoscibili tra le quali orientarsi.

4. RAGIONARE PER OBIETTIVI, ANCHE DI CONVERSIONE

Hai collegato il tuo sito a Google Analytics? Hai settato dei chiari obiettivi di conversione? Se non lo hai ancora fatto, devi assolutamente. Solo così avrai un'idea chiara dell'impatto che il tuo sito ha sul suo tuo business, sulle vendite e sugli obiettivi che ti sei prefissato di raggiungere.

È importante capire che gli obiettivi di conversione non sono fondamentali solo per gli e-commerce, che hanno la specifica necessità di seguire e analizzare gli acquisti, sono indispensabili per qualsiasi attività operi online in qualunque settore.

Ogni sito deve avere degli obiettivi e questi obiettivi vanno tradotti in obiettivi di conversione.

L'obiettivo del tuo sito è far scaricare contenuti? Raccogliere iscritti alla newsletter, oppure feedback e commenti? Qualunque sia il tuo obiettivo, Google Analytics ti aiuta a capire se riesci a raggiungerlo e in che modo.

5. MONITORARE E OTTIMIZZARE SEMPRE

Tutto quello che sta avvenendo online, anche in questo preciso istante, è destinato a cambiare a velocità della luce. Questo è il bello del web marketing: la sua mutevolezza e le sfide continue che ci mette di fronte.

Non c'è mai una modifica definitiva, non è mai un lavoro concluso, tutto cambia, si aggiorna e migliora.

Ecco perché è necessario monitorare costantemente. Cosa? Tutto!

L’andamento delle campagne AdWords, le performance social, gli aggiornamenti dei software e degli algoritmi delle piattaforme, i cambiamenti dei gusti delle community e dei trend di mercato.

Il web marketing è un mestiere e una disciplina in evoluzione continua, che richiede costanza, impegno, analisi e professionalità. E soprattutto, orientamento agli obiettivi.  

Monitorare i nostri risultati e aggiornarci di continuo, sperimentando e immaginando nuovi modi di emergere, è il modo migliore per realizzare un business solido e durevole.

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